Le Vigne di Zamò, Friulano Vigne Cinquant’anni 2015

(400 parole)

Il tempo, grande scultore scriveva Marguerite Yourcenar. E al tempo sono dedicati questi appunti di degustazione.

Vigne di Zamò - Friulano Vigne 50 anni 2015La linea a cui appartiene lo splendido Friulano di Le Vigne di Zamò che ho tra le mani fa già riferimento all’età ormai matura del vigneto. Anche la vendemmia non è più vicinissima (2015), ma questo è il momento giusto per cominciare a gustarselo. Che il vino abbia già una sua storia, lo si capisce al calice: il giallo tende ormai a un oro solare, come proiettato attraverso una bolla d’acqua, la consistenza è piacevole e matura, fa dimenticare gli eccessi di gioventù dei vini mondani sbicchierati negli aperitivi e torna solennemente in quiete dopo un nobile giro di calice.

Al naso, siamo di fronte a un vino di grande potenza ed espressività. Di solito, si rappresenta l’intensità come l’impatto alla semplice olfazione (e non c’è dubbio che qui ne abbiamo da vendere). Eppure, oltre all’impatto, colpisce l’avvolgenza. Il bouquet, per quanto ampio, più che aprirsi, si dispiega, si definisce, si scolpisce e ogni singolo sentore si insinua sempre in un canto corale, diciamo a cappella. Un ventaglio di erbe aromatiche e mineralità quasi iodata (a me ricorda il mare, per citare Daniele Silvestri), dominano su bergamotto, lime, un po’ di cardamomo sullo sfondo, spezie (sarà la sferzata d’agrumi, ma penso a coriandolo e pepe bianco), uno sbuffo malsamico di resina, più un incantevole tocco floreale che vira al mielato, con l’accompagnamento di tanta nocciola (non tostata) e di mandorla. Solo dopo un po’ si affaccia un tocco di zafferano.

In bocca è secco e morbido, quasi patinoso, e la bella freschezza bilancia un’alcolicità che è difficile apprezzare per intero (14,5% vol.). Colpisce la trama sapida che dà il carattere al sorso e accompagna tutta la degustazione. Intenso e molto lungo (più di quanto accada di solito al Friulano, a meno che non abbia particolare carattere), è di grande qualità tanto al naso, quanto in bocca, e assicura quel finale asciutto e sobrio che tanto mi piace nel vino bianco. Probabilmente, in un blind tasting non mi sarei espresso in questi termini – però, pensandoci, davvero ha un tono che, nel coniugare toni mielati e sapidi, trova nella cucina mitteleuropea un suo perfetto pendant. Ci vogliono piatti di bella consistenza, anche di carne bianca (mi ha sfiorato anche l’idea del coniglio), pasta con pesce azzurro, insomma cibi che richiedano tempo a prepararli e gustarsi la vita.

Le Vigne di Zamò

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