Paul Herpe et fils, Banyuls Capbéart

(380 parole)

Occitania, a sud della Francia. Siamo a Narbona, non lontano dai Pirenei e dal confine con la Spagna, nel pieno di quel territorio che i testi latini tradotti al liceo nominavano come “Gallia Transalpina”. Ma se uggiosi pomeriggi in compagni di Giulio Cesare non rincuorano gli animi offuscati dal caldo dell’estate, si può tentare la strada senz’altro più confortevole del Banyuls Capbéart dell’azienda Paul Herpe et fils. Ora, se l’areale noto con il nome di Languedoc Roussillon non è in cima ai pensieri di chi sogna il vino in Francia, questo vin doux naturel potrebbe forse incuriosire.

Paul Herpe Banyuls Capbéart VDNLo zucchero “naturale” è quello che si conserva nel mosto a mezza fermentazione con l’aggiunta di alcol: insomma, un vino fortificato, come i tanti che già conosciamo a zonzo per il mondo. Come categoria forse il più vicino è il Porto, ma ancora più immediate sono i ricordi dell’Angelu Ruju, (e ci sta, se pensiamo alla sinonimia tra Grenache noir, il vitigno prevalente, il Cannonau di Sella & Mosca); ma con maggiore freschezza e immediatezza. Allora penso alle diverse varietà di Moscato dichiarate e a quel tocco fragrante dell’acino che sempre vi ritrovo. Si aggiunga un fruttato rosso in confettura, morbidissimo e carezzevole al naso e in bocca che fa il paio con un’esplosione boisé, di tabacco, caffè appena macinato, cacao e una leggera speziatura che verrà fuori da quella piccola percentuale di Syrah dichiarata nell’uvaggio. Eccezionali le carezze glicerica, dell’alcol (16,5%) e dello zucchero. Nella retrolfattiva compare anche una piacevolissima nota appena vegetale che non ti aspetti.

È un vino, questo, che sta nella fascia bassa dell’azienda: solo 6-7 anni di invecchiamento (e infatti il colore ha ancora note rubino, per definirsi granato solo sull’arco del calice), non sono i vigneti selezionati (esiste un prestigioso Grand Cru che presto s’insedierà nella mia cantina), eppure coniuga bene le molteplici potenzialità. A vederlo, sufficientemente trasparente e quasi scarico, penseresti a un qualche vino del nord, eppure si sente persino il mirto: un’anima che più meridionale e mediterranea non si può. Gli abbinamenti sono quelli che ci si aspetta dalla categoria, a metà strada tra un consistente antipasto caseario e un dessert a pasticceria secca; eppure arrischierei anche selvaggina con tante erbe aromatiche e con una salsa piccante, all’orientale. È solo suggestione, ma osare giova!

Paul Herpe et fils

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