Testalonga, Rossese di Dolceacqua (vend. 2016)

(333 parole)

La cantina-garage di Nino Perrino e della nipote Erica, a Dolceacqua, è più un luogo di culto che uno scantinato. L’etichetta – di studiate ed elegantissima sobrietà – recita senza troppi infingimenti “vignaioli” (che, nella vicina Francia, viene spesso usato con tono di rivalsa sulla produzione di massa). Questo famoso Rossese di Dolceacqua non è certo il più immediato di un territorio felice, senz’altro, ma ristretto e abbastanza limitato della riviera di Ponente, in Liguria. Il costo è nella fascia alta della media (in genere, tra i venti e trenta euro). Bisogna volerlo, bisogna amarlo.

Testalonga Rosse di Dolceacqua 2016O bisogna sapersi trovare nel vino. Per dirla tutta subito, parliamo di un calice che potrei stipare senza troppe difficoltà in pochi aggettivi su una scheda frettolosa, ma continua a debordare. Di prezioso colore rubino, poco trasparente eppure luminoso, al naso è di singolare essenzialità: la spiccata e caratteristica nota vegetale passa, sì, per il pomodoro, ma richiama anche note di foglie più scure. Il fruttato maturo di ciliegie e prugne al naso sta dietro, come appoggiato a un cuscinetto sottilissimo e persistente di spezie (ginepro in primis), ma in bocca va di pari passo fino a una retrolfattiva ricchissima di erbe aromatiche.

Quel tocco che potremmo definire “provenzale”, il bouquet garni, che mi è capitato di riconoscere in diverse varietà di Rossese, si accende e si sviluppa con la deglutizione. Austero, sobrio, asciuttissimo: nonostante l’età (ho in casa il frutto della vendemmia 2016), questo vino ha nel tabacco e in una piccola presa di caffè un bell’imprinting di terziario, che immagino fiancheggerà la maturazione in bottiglia con esiti di grande fascino. Di pari passo, un finale di cioccolato fondente, non proprio consueto, contribuisce al tono più severo e aristocratico. È un vino che accompagna carne ben lavorata e ben cotta, anche selvaggina, ma che ha sposato benissimo una pasta alla norma e non fatico a immaginare con una parmigiana o altro sformato di verdure e formaggio.

Per mia fortuna, ne ho in casa una seconda bottiglia che proverò fra qualche tempo.

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