Domaines Schlumberger, Les Princes Abbés Riesling 2013

(448 parole)

Oltre alla gioia in corpo, talvolta il Riesling mi mette un po’ di ansia: la componente minerale che tanto mi piace è così incisiva che tutto il resto rischia di nebulizzarsi: magnifico vino del nord, ne adoro e ne temo il tocco graffiante. In più c’è la regione: i Riesling d’Alsazia che ho incontrato sul mio cammino, anche quando dichiarati secchi, li ricordo tutti con un residuo zuccherino più o meno pronunciato, comunque impegnativo sul piano dell’abbinamento.

Domaines Schlumberger Riesling Les Princes Abbes 2013Con il Domaines Schlumberger Les Princes Abbés 2013, le cose prendono tutt’altra piega. Già il colore si accende in riflessi di sole accecante su una tessitura paglierina che sembra incupirsi e poi in un baleno aprirsi di nuovo. Capisci qui di essere di fronte a un vino di un’altra pasta. Perfino la consistenza gioca le sue carte per disorientare: roteando il calice, il vino torna giù corposo, pretendendo il suo tempo. Il piacere non ha fretta di trovare quiete.

Al naso, per chi non resista e vi si sia già tuffato, è fine, intenso, molto complesso. Ma ora immagina, più che il consueto bouquet, il volto di un giocatore di scala 40 coperto dal dischiudersi, spicchio dopo spicchio, delle carte in un ventaglio sempre più largo. Grande precisione nel susseguirsi degli odori: l’impatto è senz’altro minerale e spazia tra gli idrocarburi, la gomma bruciata e un forte contrasto dinamico tra torba e pietra. Intanto, una furtiva incursione di frutta matura si acquatta dietro un sospetto vegetale e soprattutto una brezza incessante di erbe aromatiche fresche e balsamiche come una passeggiata su un sentiero di montagna (salvia, rosmarino non essiccato). Si è ormai aperto anche un sentiero speziato di pepe bianco che accompagna fino al sorso.

Perché è chiaro che, a questo punto, l’abbiamo già provato. Dopo un impatto di grande freschezza, le erbe aromatiche camminano di pari passo con la sapidità. Il finale, insomma, non è semplicemente minerale, ma sprigiona, con la sua moderata alcolicità, una nuova ventata di profumi sempre più ricchi e persistenti. Intanto, il palato ha avuto modo di essere avvolto da questo sorso morbidissimo e pieno (parliamo di un vino che matura da sei a otto mesi sui suoi lieviti), piuttosto fine, che sembra lasciare un velo in bocca… come il ricordo di un’ottima caramella al limone assaporata qualche ora prima.

La molteplicità delle sensazioni olfattive e tattili spinge a un antipasto di formaggi a media stagionatura e piatti proteici già più strutturati, in bianco e con una moderata componente grassa: una pasta asciutta con pesce spada o con bottarga di muggine, per esempio, oppure un pollo allo zenzero o ancora filetti di trote salmonate al forno con contorno di topinambur.

Domaines Schlumberger

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