Cantine Nicosia

(800 parole)

Nicosia Winery

Ho conosciuto Graziano Nicosia il mese scorso a Roma, in occasione dell’11° Forum del Vino. È nata subito una grande simpatia e mi ha invitato in cantina. Solo ora sono riuscito a tener fede alla parola data e a raggiungerlo a Trecastagni, a sud-est dell’Etna, dove la sua famiglia è impegnata nel settore da centoventi anni (appena compiuti!). Il nome di Nicosia legato al vino giunge ora alla quinta generazione con Graziano e Francesco: insieme al padre Carmelo, i due fratelli gestiscono un impero di dimensione industriale, avviato ormai alla produzione di due milioni di bottiglie l’anno. Al loro fianco, l’agronomo Alessandro Lo Genco e l’enologa Maria Carella sono i collaboratori principali di una squadra attenta e infaticabile. Gli aspetti che colpiscono il visitatore che voglia conoscere questa realtà sono due: da un lato l’ordine, indispensabile con queste dimensioni aziendali; dall’altro, però, anche il garbo, l’apertura, l’affabilità, l’attenzione dei padroni di casa verso gli ospiti.

Quaranta gli ettari vitati di proprietà: nel catanese, a Contrada Monte Gorna; nel ragusano, a Vittoria, in Contrada Bonincontro. Le uve prodotte, però, non bastano a far fronte alla Grande Distribuzione Organizzata che vede le bottiglie di Nicosia onnipresenti sugli scaffali di tutti i supermercati regionali e di moltissime altre aree del mondo (con un export rivolto soprattutto a Inghilterra, Germania e Giappone). L’azienda si serve, dunque, di conferitori, anche se è in atto un ampliamento degli impianti di proprietà. Pochissime le cultivar, quelle tradizionali, più altre di cui qui non ci occuperemo. Dunque, ancora una volta, troveremo nel calice Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, per il tradizionale blend 80%-20% dell’Etna Rosso; e Carricante e Catarratto per l’Etna bianco. A Vittoria, invece, la fanno da padroni Nero d’Avola, Frappato e Syrah.

Anche il consumatore più distratto si rende conto delle varietà e delle denominazioni. È peraltro risaputo il livello tecnologico di queste cantine, che noi abbiamo potuto apprezzare insieme alla pulizia e a una regia a dir poco attenta ai dettagli della cura dalla vigna (in regime biologico) allo scaffale. Già meno frequente riuscire ad apprezzare le differenti linee produttive: una “base”, a tutti nota, e poi almeno due di ben altro livello, Sosta tre santi, che include diversi spumanti metodo classico già in commercio e altri in fase di sperimentazione, più alcune bottiglie di riserve di assoluto valore da entrambe le tenute. La nostra lunga chiacchierata con Graziano Nicosia, dopo la visita alle vigne e allo splendido palmento padronale, ci ha permesso di focalizzarci proprio su prodotti la cui altissima qualità ci ha irretiti.

Abbiamo potuto apprezzare in modo particolare la pulizia e la ricchezza degli spumanti: le note fresche e floreali del Carricante (24 mesi sui lieviti), quelle più scure e minerali del Nerello Mascalese (36 mesi sur lies) e soprattutto la complessità incredibile, forse ancora un po’ da calibrare, del 60 mesi, sempre di Nerello Mascalese (ancora non in commercio, ma ne attendo con gioia nei prossimi anni l’annata 2014). Dei due bianchi che generosamente ci ha offerto il padrone di casa, la riserva Monte Gorna e Fondo Filara (rispettivamente 80% Carricante e 20% Catarratto per il primo e 60% Carricante e 40% Catarratto), io ho preferito la freschezza un po’ agrumata di timo e speziata come di salvia appena colta di quest’ultimo alle note boisé del primo, che a mio avviso tendono a impegnare un po’ troppo il palato e rischiano di coprire la qualità delle uve.

Sosta tre santi

Passiamo ai rossi con la vivacità fruttata e sbarazzina in primo piano nel Frappato di Fondo Filara, vino trasparente e semplice, piacevolissimo. Altrettanto fresco e immediato l’Etna Rosso Vulkà, un calice di pronta beva che accompagna bene il pasto quotidiano. Tuttavia è con la Riserva di Etna Rosso di Monte Gorna (2012) che scatta la molla: è subito amore. Saranno le percentuali più favorevoli al Nerello Mascalese (90%-10%), sarà una maturazione non invadente in barrique non nuove (24 mesi) o il successivo affinamento in bottiglia, per me siamo di fronte a una delle più belle espressioni della denominazione: maturo, di leggiadra balsamicità, complesso e lunghissimo. Sul versante ibleo, un risultato almeno pari è del blend Nero d’Avola e Syrah con etichetta Sosta Tre Santi: ricco e signorile, con note mentolate e di erbe aromatiche che alleggeriscono il sorso e conferiscono al calice un relax tutto mediterraneo, un vino da grandi occasioni, come lo sguardo franco di un amico sincero da vecchissima data.

Quando lasciamo Graziano Nicosia al suo lavoro, sono passate diverse ore. Abbiamo messo piede in una delle aziende più note al grande pubblico, per esplorarne l’ampiezza e le potenzialità; ma ce ne siamo andati via da casa di un amico. Con la consapevolezza, ancora una volta, che il vino è fatto da persone per le persone, da uomini e donne che si incontrano, si conoscono gustandolo, godono del privilegio della reciproca ospitalità, del racconto di storie di famiglia e continuano la loro strada più ricchi di prima.

Cantine Nicosia

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