Terra Costantino

(630 parole)

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Viagrande si trova sul versante sud-est dell’Etna, non lontano da Zafferana Etnea, che gli appassionati di cronache vulcaniche ricordano spesso messa a repentaglio dalle eruzioni. Tutta quest’area emerge in effetti attraverso la caleidoscopica stratigrafia di colate laviche succedutesi le une alle altre nel corso dei secoli. Il territorio è vocato, ma è meno frequente la parcellizzazione che conosciamo a nord del vulcano: i nomi del vino possono ancora essere ricondotti a racconti non troppo intricati di uomini “maritati alle viti” e al loro ciclo vitale, al clima e all’eccezionalità di ogni vendemmia.

Delle molte storie che se ne possono raccontare, quella di Terra Costantino affonda alle origini della rinascita del territorio. L’azienda nasce nel 1975 in contrada Blandano, dove un imprenditore edile, il geometra Dino Costantino, acquista cinque ettari di terreno. Oggi l’azienda è raddoppiata in estensione e passata nelle mani del figlio Fabio, ingegnere, ma rimane concentrata in un unico appezzamento (caso comunque raro in zona) su un’altitudine compresa tra i 450 e i 550 m s.l.m. La produzione si concentra su venticinquemila bottiglie l’anno in totale, suddivise tra cinque etichette: due bianchi (da Carricante e Catarratto), un rosato e due rossi (da Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio). Non si tratta di blend in cantina, bensì di uvaggio in vigna, in quanto le uve vengono vinificate insieme in funzione del vino che si vuole realizzare. Già nei filari, le diverse cultivar convivono e contribuiscono a definire un ecosistema organico e sano.

Un unico professionista, Luca D’Attoma, ricopre il doppio incarico di viticoltore e di enologo, garantendo la coerenza del progetto e un controllo totale del prodotto che finisce in bottiglia. L’impronta biologica dell’agricoltura e alcune pratiche riconducibili alla biodinamica (in particolare, il rispetto delle fasi lunari) sono verificabili anche da chi voglia fare solo una passeggiata in vigna, come abbiamo fatto noi con la nostra guida, Salvatore Spampinato (hospitality manager). Un intero ecosistema brulica tra i filari maritati di viti a spalliera e ad alberello ad altissima densità, le api e gli altri insetti ronzano sull’erba e ci si imbatte nella vita in pieno rigoglio, in una corroborante tensione verso la natura e i suoi ritmi. Il visitatore può essere calamitato anche dal palmento, piccolo ma funzionale, che rimanda alla pigiatura preindustriale delle uve, quando il vino era un prodotto più locale che territoriale (ovvero a denominazione d’origine).

Etna Rosso Costantino

A sigillare questo impegno con il territorio, il marchio De Aetna. Ricordi liceali di latino (si spera non indigesti) potrebbero ricondurlo a una provenienza dall’alto del monte. Di fatto, il riferimento è a un dialogo didascalico (nella maniera umanistica) scritto da Pietro Bembo alla fine del Quattrocento riguardo a quel vulcano che affascinava i dotti e i curiosi dell’epoca. Tutto, a Terra Costantino, gira intorno a quel monte, alla sua storia, alla sua potenza. Ampie finestre ricavate nella struttura consentono al visitatore di ammirare la particolare stratigrafia del terreno in più punti, la mappatura imprevedibile delle sue colate laviche e i percorsi impervi delle radici per raggiungere l’acqua. I tecnici, a loro volta, hanno modo di monitorare continuamente lo stato di umidità del terreno e tutti i fattori necessari a un’agricoltura di qualità.

I risultati sono quelli che ci si aspetta da tanta attenzione. I vini di Terra Costantino sono bellissime espressioni del grande vulcano siciliano, del sole e dei venti del sud. L’imprinting di terreno scuro e sciolto è palese in tutti i calici, ma diventa in qualche modo identificativa una leggera, piacevolissima nota sulfurea, che nei bianchi e nel rosato conferisce maggiore carattere e austerità; nei rossi poi sposa il manto vellutato dei frutti rossi fragranti e maturi. In particolare, nei due cru, Contrada Blandano bianco e rosso, il sorso è più profondo e persistente e rimanda senz’altro a giorni di festa in famiglia, con piatti ricchi e molto strutturati.

Terra Costantino
Luca D’Attoma

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