Tenuta delle Terre Nere

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Etna, versante nord. Dire solo provincia di Catania non rende l’idea di un territorio tanto zonato da coinvolgere e dividere folte schiere di appassionati alla ricerca del proprio cru del cuore. Specifichiamo, dunque: siamo tra SolicchiataRandazzo, dove ha sede Tenuta delle Terre Nere, una creazione dell’alba di questo secolo che dobbiamo a Marc de Grazia, notissimo esportatore di vini. Però non basta distinguere un produttore da un altro, bisogna anche comprendere il lavoro che Calogero Statella, vignaiolo ed enologo, realizza con le grandi uve che cura: Nerello MascaleseNerello CappuccioCarricante in primis. Parliamo di vitigni che sono legati, sì, al territorio e alla tradizione da secoli, ma che al contempo rappresentano anche il simbolo di una rinascita enologica della Sicilia intera, molto recente sul piano storico. Accanto ad altre cultivar, nell’immaginario collettivo piuttosto ubiquitarie, la nascita della qualità è stata per noi anche l’elezione della terra a viatico di una cultura agraria altrimenti simbolo di arretratezza.

Ecco la contrada, dunque, che riemerge da stoppie immobili nella canicola estiva di vecchie cartoline seppiate, un indefinito latifondo. Un tempo sinonimo quasi di confino, di luogo sperduto e provinciale fuori dalle mappe e dalle leggi; oggi – sul modello francese – le contrade sono appezzamenti bramati, coltivati, amati e sinonimo di connessione a una cultura del vino proiettata nel mercato internazionale con una fortissima voce e grandi cose da dire. È la storia a farsi spazio nel suo racconto dei terreni, dei diversi impasti, delle stratificazioni laviche sul lavoro incessante di persone instancabili. E ci vuole energia a gestire i 25 ettari vitati di Tenuta delle Terre Nere su diversi fazzoletti di terra, difesi con serrati terrazzamenti dagli sdrucciolevoli declivi della montagna.

Tenuta delle Terre Nere

Sei le contrade della Tenuta di Marc De Grazia, tutte comprese tra i 600 e i 900 m s.l.m.: Calderara Sottana, San Lorenzo, Bocca d’Orzo, Santo Spirito, Feudo di Mezzo e, sopra tutte, Guardiola, la prima acquisita con la proprietà, la più alta, la più scenografica. La vinificazione in purezza consente al degustatore curioso di apprezzare le specificità di terroir ricchi di temperamento. Le forti escursioni termiche, soprattutto nelle porzioni più elevate, la vendemmia parcellizzata in modo oculato su un periodo piuttosto lungo (si pensi che i primi mosti sono già a fermentazione avanzata quando si raccolgono le ultime uve), l’attenzione agli strumenti enologici (acciaio e botti di diverse misure) e il serratissimo lavoro di squadra portano a risultati che incantano per grandezza ed eleganza.

Sia nei bianchi (Carricante in purezza o in blend), sia nel rosato e nei rossi prodotti da Nerello Mascalese (questi ultimi con una percentuale minima di Nerello Cappuccio), siamo di fronte a vini profondi e incisivi, spesso elegantissimi, ma non per questo meno immediati. L’Etna bianco, per esempio, è fruttato e morbidissimo pur nella sua spiccata mineralità, che si fa ancora più determinante nel rosato (un pioniere in zona: viene prodotto da oltre dieci anni!). Dei quattro rossi che ho avuto la possibilità di degustare, i tre “cru” rappresentano un affondo sempre più avvolgente nelle potenzialità enologiche del territorio. In un crescendo di complessità, verticalità e ampiezza, l’Etna Rosso di Feudo di Mezzo, incalzato da quello di Santo Spirito e coronato dall’indimenticabile Guardiola, sprigiona il suo bouquet varietale di erbe aromatiche, roccia vulcanica (con un ampio corredo tellurico) e frutti con prevalenza di arancia sanguinella. Tocchi di viole appassite sottolineano una grande finezza che in bocca lampeggia di energia e si sviluppa in insospettate note retrolfattive persistenti di inappuntabili terziari.

PrephylloxeraCome sempre, al termine di una visita in cantina, specie dopo questa scorribanda avventurosa in fuoristrada tra le varie vigne in compagnia della nostra guida, Marco Ciancio, me ne vado con la sensazione di aver appena schiuso la porta a una realtà tutta da conoscere. Metto in lista mille percorsi di sviluppo di questo primo incontro: a partire dai Carricante in purezza per finire al celebre La vigna di don Peppino, il Prephylloxera prodotto in contrada Calderara (proprio di fronte agli impianti di vinificazione) da viti contorte e dolorose, che quasi si portano addosso lo spasmo del tempo e della storia, regalando poi la grazia e il fervore indimenticabili del vino più genuino.

Tenuta delle Terre Nere
Marc De Grazia

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