Vinitaly 2018 ou les folles journées

(384 parole)

Lo stesso trolley che poche ore prima aveva solcato il sonno del mattino veronese, rompendo un incantesimo, ieri sera ha tracciato la rotta del rassicurante ingresso a casa. La realtà esplode da una valigia del viaggio di ritorno chiuso in fretta, con insofferenza e il desiderio di includervi ben altro, che proprio non ci stava.

Ho vissuto questo Vinitaly 2018 con il desiderio di avvicinarmi a tutti quei vini che finora sono stati nomi o poco più e rappresentano rarità territoriali: non i miraggi economicamente inaccessibili (Supertuscans, certi Amarone, i nobili piemontesi e via salassando), bensì quelli che difficilmente superano il valico delle regioni confinanti.

Vinitaly 2019Confesso di avere un debole (che forse mi viene dal lungo contatto sui lieviti di Soldati) per il vino che rappresenta un posto per la gente comune. E che poi magari oggi un abitante di Imperia compri il Merlot e rigetti l’Ormeasco, mi interessa ben poco: sentivo il bisogno impellente di tirar fuori quel vino dai libri per sommelier.

Ho dedicato il secondo giorno a vari eventi organizzati: un incontro con i vini di Jermann, una degustazione di Nero d’Avola con Luca Gardini, un focus sui vini bianchi a base Carricante dell’Etna e altri piccoli incontri (tra cui un tuffo personale in solitaria nell’Orvieto Classico Superiore – ognuno c’ha le sue manie, no?).

Ieri, invece, in procinto di partire, sono tornato a Castiglione di Sicilia, da Graci, che il primo giorno mi aveva visto non proprio lucidissimo a fine giornata, ma di cui mi ero fatto una splendida impressione, e poi ho dedicato largo spazio all’olio evo (degustando alcuni blend e monocultivar di Franci e di Cutrera da standing ovation).

Ho chiuso il mio Vinitaly con un’incursione al bar dei rosati (il vino rosato è senz’altro la mia tipologia dell’anno), eleggendo a mio preferito Aka, un ottimo Primitivo della cooperativa dei Produttori di Manduria (che poi sono andato a stalkerare al loro banco d’assaggio, va da sé), chiudendo anche questo Vinitaly all’insegna della Puglia.

Ma era già ora di alzare i tacchi, appunto: ho salutato alcuni (pochi, purtroppo) dei tanti amici che ho incontrato quest’anno e mi sono precipitato fuori dalla fiera piuttosto affamato e con largo anticipo, pensando a tutte le cose che farò l’anno prossimo – e a quello che voglio provare e conoscere da qui ad allora.

Vinitaly

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