Due Montepulciano d’Abruzzo

(500 parole)

Montepulciano d'Abruzzo Barone di Valforte 2015

Il Montepulciano d’Abruzzo è uno dei vitigni più rappresentativi dell’enologia italiana, eppure non gode di un grande appeal. Non che i calici sbicchierati anonimamente nei wine bar nostrani siano proprio un indice sullo stato dell’arte; però – se le grandi cantine stanno facendo un grande lavoro nel valorizzare un vino eccezionale – gli esperti e appassionati hanno un grande compito nella comunicazione a consumatori spesso poco coscienti. In una serata dedicata all’Abruzzo, io e alcuni colleghi abbiamo provato, tra le altre bottiglie, anche due espressioni di questo austero vino rosso.

Il Montepulciano d’Abruzzo del Barone di Valforte è prodotto in un vigneto di contrada Piomba, nell’area del comune di Silvi (TE), lungo una strada parallela alla costa che idealmente congiunge Pescara alle Marche. La vendemmia (2015) è troppo recente, ma la bottiglia per vari vicissitudini è giunta sul nostro tavolo d’assaggio e, per quel che vale la nostra degustazione oggi, l’abbiamo aperta. Al calice, il vino si presenta di un rubino impenetrabile, con quella consistenza e quella densità cromatica che m’ispirano istintivamente simpatia. Al naso, è intenso, dapprincipio foxy, ma nell’insieme piuttosto fine e più che complesso: riducendo all’essenziale il ricco bouquet, direi che il carattere selvatico, fruttato, speziato e balsamico delinea il profilo di un vino che presto si evolve perdendo i caratteri più animali ed ematici per ammorbidirsi e adagiarsi sui terziari. In bocca, soprattutto, la frutta rossa matura prende il sopravvento accompagnando la freschezza e la sapidità preannunciata dai sentori minerali e iodati dell’olfattiva. Secco, caldo (13,5% vol., non troppo per la tipologia), è morbido, ma non ben bilanciato rispetto alle durezze e ai tannini che nei prossimi anni s’integreranno meglio. Inoltre, si ha la sensazione che l’alcol sfugga, prenda una strada a sé, e questa è l’unica nota stonata di un bel vino da grande pasto festivo.

Montepulciano Masciarelli Marina Cvetic 2013

Discorso diverso per il Marina Cvetic del 2013: la linea di punta di Gianni Masciarelli dedicata alla moglie offre un vino che, pur nella maggiore anzianità, deve aspettare ancor più per dare quello che sarà. Prodotto su terreni diversi di San Martino sulla Marrucina (CH), rappresenta una delle espressioni più nobili del suo territorio. Anche qui abbiamo un vino rubino, compatto e consistente all’analisi visiva; al naso, invece, l’ampiezza si sposa a un’eleganza straordinaria. Ricordo, oltre ai sentori un po’ selvatici e di bosco, la liquirizia che subito cattura l’attenzione, il tabacco e il pepe a grani, oltre a un aristocratico potpourri e rosmarino. In bocca, è secco, caldo e morbidissimo, di sorso pieno, non ancora del tutto equilibrato: i tannini virano già verso il nobile, ma la sapidità e l’ancor maggiore freschezza si fanno sentire molto. Intenso e lunghissimo, soprattutto nelle note balsamiche e terziarie, che non sono affatto invadenti, vien voglia di poggiarsi sullo schienale e aspettare che sia il vino a far tutto, a sedurci. Ma magari lo si potrebbe accompagnare a uno stracotto o bollito o a spaghetti alla chitarra con ragù misto. Proverò a trovare un’altra bottiglia del 2013 da conservare per un po’ e vi faccio sapere.

Barone di Valforte
Masciarelli -> Marina Cvetic

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