Arrigoni, Pigato 2016

(340 parole)

Arrigoni - Pigato Rosadimaggio Ampelos 2016Degustando il Pigato 2016 di Riccardo Arrigoni si hanno diverse sorprese. Legato in etichetta alla tenuta Rosadimaggio, nel sarzanese – l’estrema riviera di Levante, in provincia della Spezia, al confine tra Liguria e Toscana – dove per vino bianco si intende il Vermentino in diverse denominazioni varietali e territoriali, viene imbottigliato in provincia di Savona (da una società cooperativa agricola specializzata di Ortovero), potendo così fregiarsi della denominazione Riviera Ligure di Ponente DOC. E, se il Pigato è una varietà del Vermentino, è anche vero che mantenerne il nome è affermarne ancor più l’indubbio carattere in un territorio di grande vocazione bianchista.

Le parole sono importanti, ma dimentichiamo per un attimo le nomenclature delle schede di degustazione e partiamo dal presupposto che siamo di fronte a un vino complesso: ben più e ben oltre il bouquet offerto al naso, mi riferisco piuttosto alle diverse personalità che questo vino può offrire. A temperature “sbagliate”, un po’ più basse o un po’ più alte, emerge una sottile ma tenace brezza di idrocarburi che va di pari passo con l’odore quasi concreto e tattile di mandorle pelate. Ai 10°C-12°C consigliati, il vino si apre anche a una mineralità più “rocciosa”, calcarea, a una tramontana d’agrumi ed erbe aromatiche miste (tra cui segnalerei salvia e un pizzico di rosmarino), zagara e un lampo di erba tagliata. All’apice del suo splendore, puoi sentire sbocciare un mix elegantissimo di petali di rose e altri fiori di grande impatto.

Una tale finezza olfattiva in bocca non si sviluppa ancora appieno: è probabile però che, maturando ulteriormente, accanto alla grandissima freschezza agrumata e alla sapidità sempre più definita, la forza delle erbe aromatiche – presente già nella retrolfattiva, accanto alle mandorle – emerga in modo più dettagliato. Morbidezza e corpo pieno, integrando perfettamente il tenore alcolico (13° vol.), sigillano un calice di gran classe. Per ora, propongo questo vino inebriante con primi o secondi di mare (lo proverei volentieri con il pesce spada, nella pasta o a fette sottili), con erbe e pinoli, chiusi con un filo d’olio fruttato di media intensità.

Arrigoni
Viticoltori Ingauni

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