Oscar del vino: i vini dolci

(400 parole)

Ogni volta che si parla con Daniele Maestri si rimane sbalorditi dalla sua capacità di comunicare un’esperienza profonda e sterminata nel mondo dei vini (e non solo). La varietà e l’ampiezza dei suoi riferimenti consentono a chiunque lo ascolti di imparare cose nuove e di fissarle nella memoria, ma soprattutto di ampliare i propri orizzonti. Nomen omen, il relatore è un vero maestro. All’Oscar del Vino 2018, ha proposto una batteria di vini all’insegna di diverse varietà di Moscato.

Nals Margreid Moscato Giallo Passito Baronesse Baron Salvadori 2014Moscato bianco di Canelli. Per l’uva dello spumante tradizionale italiano made in Piemonte, vino delle feste, il giovanissimo Moscato d’Asti Biancospino 2017. Riconoscibile a occhi chiusi, ma meglio godersi quel giallo paglierino pallido e brillante e quell’effervescenza sottile e persistente che il calice rilascia. Profumi subito intensi e fini, a metà tra il minerale da un lato, il fruttato e il floreale dall’altro. In bocca, non stucchevole, anzi, semplice ed equilibrato, di grandissima e leggerissima piacevolezza.

Moscato di Alessandria / Zibibbo. Per questa varietà, un vino passito di Pantelleria il cui nome è conosciuto e amato ben oltre i confini nazionali: il Ben Ryè, “figlio del vento”, di Donnafugata, vendemmia 2015. Prodotto in vendemmia notturna e frutto di fermentazione di uve fresche e uve appassite, ha un color ambrato luminoso e splendido che al naso manifesta la sua ricchezza fruttata di pesca gialla matura e di albicocca e minerale, ancora all’inizio della sua evoluzione. Ancora più forte la nota iodata in bocca, che si esprime in una sapidità bilanciatissima con frutti essiccati e miele di zagara, nonché con leggere note balsamiche di erbe mediterranee, esemplare nel suo territorio. Da riprovare almeno tra un paio d’anni.

Moscato giallo. Io ho adorato il passito Baronesse Baron Salvadori 2014 di Nals Margreid, in pieno Alto Adige (siamo poco a nord-ovest di Terlano), e l’ho votato con un entusiasmo che, nella mia fantasia etilica, deve avere influito sul risultato finale. Ma saranno le bollicine, che accentuano gli umori, sarà che de gustibus, se la memoria non mi inganna, poche vittorie assegnate hanno diviso di più il pubblico di votanti. Io rimango convinto della sua eccellenza. Di splendido colore dorato che dice molto della sua maturazione, al naso è estremamente minerale, con erbe di prato, una punta di miele e tante spezie. In bocca, dolce e sapido si bilanciano per dare un esito elettrizzante e che potrebbero accompagnare formaggi d’alpeggio più stagionati e sicuramente si esprimono al meglio nelle feste.

Donnafugata
La Spinetta
Nals Margreid
Fondazione Italiana Sommelier

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