Oscar del vino 2018: i vini rossi

(410 parole)

tommasi-amarone-ca-florian-2010.jpgÈ Massimo Billetto a guidare la degustazione dei grandi vini rossi italiani. Con la sottile simpatia e il garbo che gli sono propri, il relatore introduce la sfilata dei “pensionati”, ovvero delle voci che da decenni rappresentano la grande comunicazione del vino e che, nel caso di quest’anno, seguono i nuovi ingressi al Bibenda Day. Al calice, tre rossi, tre importanti territori nell’enologia italiana del nord e del sud, tre storie di forza, coraggio, passione.

Si parte dalla Valtellina, una delle zone più difficili della Lombardia e dell’Italia intera, dove i muretti a secco e una volontà di ferro strappano alla natura la possibilità di fare l’eccellenza agricola. Mamete Prevostini è uno dei nomi che, a partire dal primo dopoguerra, ha offerto i risultati migliori e che sa rinnovarsi all’insegna del rispetto ambientale. In degustazione, lo Sfursat Albareda 2015. Granato al calice ed etereo al naso, si presenta con un mix di china, rabarbaro, spezie ed erbe aromatiche, lasciando che il fruttato tipico del Nebbiolo emerga in secondo piano. Morbidissimo e dai tannini perfettamente integrati, di dosata sapidità, si ripropone in bocca con la stessa esattezza e la medesima complessità già registrate all’olfattiva. La spalla acida promette grande longevità.

Percorriamo poi il lungo tragitto che ci porta a Barile, sul Vulture, il vulcano della Basilicata che ospita una delle espressioni più nobili dell’Aglianico. Protagonista, Elena Fucci, uno dei nomi più influenti nel mondo delle donne del vino italiano (e non). In prima linea, il suo Titolo, annata 2014. Note balsamiche e ferrose lo caratterizzano, con la liquirizia e il tabacco che vanno crescendo e la mineralità vulcanica che sostiene tanto il naso quanto la bocca: siamo ancora all’inizio dell’evoluzione di questo grande vino, che presenta importanti note ematiche, ma è già un sorso perfettamente equilibrato.

E infine, l’Amarone di Tommasi, una delle famiglie più significative del panorama veneto, e anche una delle più legate alla forza dell’elemento femminile. La bottiglia che ci propongono qui è prodotta dalle uve del vigneto Ca’ Florian, uno dei più importanti della Valpolicella, capace di restituirne la matrice territoriale. Anche la Riserva 2010 è all’alba del suo percorso. Grafite e terra bagnata prendono il sopravvento, ma floreale e frutta secca si accompagnano a riconoscibili note salmastre. La frutta rossa in composta e secca da un lato e l’importante alcolicità dall’altra equilibrano il vino e gli conferiscono quella morbidezza che lo accompagneranno nella sua ancor lunga evoluzione. Un meritatissimo Oscar del vino 2018 nella categoria dei vini rossi.

Elena Fucci
Mamete Prevostini
Tommasi
Fondazione Italiana Sommelier

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