Oscar del vino 2018: i vini rosati

(410 parole)

Quella dei vini rosati era forse la batteria che aspettavo di più per l’Oscar del Vino 2018, visto che il mio amore per questo tipo di vinificazione si traduce in una maggiore curiosità “estensiva”. Inoltre, non conoscevo la relatrice, Alessia Borrelli, quindi (come si dice) mi sono bevuto la degustazione in orizzontale del 2016 in rosa con parecchio entusiasmo. Interessante, poi, l’abbinamento delle tre bottiglie a tre grandi donne della nostra cultura.

Etna rosato - Calcagno - Arcuria 2016Da sud a nord, apre l’inarrivabile EtnaArcuria, da Nerello MascaleseNerello Cappuccio e prodotto nell’area di Passopisciaro su viti allevate ad alberello e a spalliera, con vinificazione tutta in acciaio. Ne nasce un vino di colore a metà tra la buccia di cipolla e il tenue con riflessi ramati. Al naso, fragoline di bosco, lamponi e melograni contendono alla mineralità e alle essenze di fiori rossi la dominante. Naturalmente in bocca, freschezza e sapidità vincono sulla frutta, senza però annullarla. Per il senso di sfida con la natura e i risultati raggiunti, Alessia Borrelli ha associato questo vino a Samantha Cristoforetti, chapeau!

Passiamo in Toscana, la regione in assoluto più premiata di quest’Oscar del Vino e che qui presenta il mio vino preferito della sezione, il Rosalto di Chioccioli Altadonna. Un’azienda di famiglia nel cuore del Chianti classico e infatti parliamo di una base Sangiovese. Al colore è rosa antico luminosissimo e di bella consistenza, al naso prevalgono i petali secchi di rose e un bouquet vagamente etereo a una prima olfazione, che si risolve in sentori di macchia mediterranea e grani pepe bianco e rosa. In bocca è molto più pieno che al naso, ma in perfetta continuità e con la presenza delle fragoline di bosco, ma con una prevalenza di sentori sapidi marini. Per talento, bellezza, fortuna e volontà, Alessia Borrelli ha abbinato il Rosalto a Sofia Loren.

Infine, la Sardegna, con un vitigno che in quelle terre, specie a nord, a Tempio Pausania, offre tanti spunti interessanti: il Nebbiolo. Nasce così il Campos di Cantina Gallura, colore cerasuolo brillante e altrettanto spiccata intensità olfattiva, che si divide tra confettura, bacche di ginepro, erbe come alloro e forti ventate marine. In bocca, la sensazione è quella di masticare acini d’uva e altra frutta fresca, con una grandissima sapidità e un ricco ventaglio di erbe aromatiche. Intelligenza, sensibilità e competenze, cuore e cervello, portano la relatrice a pensare, per questo vino, a Rita Levi Montalcini.

Ha vinto l’Etna Rosato di Calcagno. E io, campanilisticamente, festeggio.

Calcagno
Cantina Gallura
Chioccioli Altadonna
Fondazione Italiana Sommelier

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