Oscar del vino 2018: Gli spumanti

(396 parole)

Paolo Lauciani - Oscar del vino - Vini spumantiSi comincia sempre con gli spumanti: aprono l’appetito e la voglia di vivere, di conoscere e di gioire: una carta come quella allestita per l’Oscar del Vino dalla Fondazione Italiana Sommelier non si sottrarrebbe certo a simili buoni auspici. Ed ecco che, con fulminante energia, Luciano Mallozzi prende la palla al balzo, sale sulla pedana del conduttore e sfodera i suoi assi: due Franciacorta e un Trentodoc. Vallo a parare, quest’entusiasmo! Una formazione vincente di millesimati giovani e scattanti che si contende il trofeo.

Entra in campo il Brut Teatro alla Scala di Bellavista  2010, (75% Chardonnay, 25% Pinot nero) dedicato alla riapertura di uno dei teatri d’opera più importanti al mondo con la Giovanna d’Arco di Giuseppe Verdi. Sei anni abbondanti sui lieviti, sboccato nel 2017, è un Franciacorta che, appena versato nel calice, si fa sentire senza che neanche lo si avvicini al naso, profondendo i suoi aromi floreali e fruttati, di mandorla, che precedono addirittura l’esame visivo. Poi viene il colore giallo paglierino, le bollicine fini e persistenti che in bocca daranno quella spumosità piacevole che accompagna la grande mineralità, una morbidezza dovuta anche a un lieve residuo zuccherino e quel ritorno di erbe aromatiche molto intenso.

Va al contrattacco il Ferrari Brut Perlé Nero 2009, 100% Pinot nero, paglierino dai bei riflessi color oro, perlage estremamente fine e un naso molto più severo e diretto, già speziato, che rimanda moltissimo al vitigno, con la frutta rossa matura in evidenza, miele d’acacia e una mineralità incisiva, soprattutto in bocca, senza mai appesantire sul versante propriamente sapido, bilanciato da una morbidezza che non ci si aspetta in un vino del genere e un finale ammandorlato. Il vero equilibrio, qui, è tra carattere e delicatezza.

Torna in prima linea un Franciacorta, con Dosage Zéro Noir Vintage Collection del 2007, di Ca’ del Bosco, anch’esso Pinot nero 100%, senza aggiunta di liqueur d’expédition. Oro splendente, grandissime bollicine, ma soprattutto un naso che conquista con il miele (che già rimanda a una maturazione più importante), agrumi in confettura, tostatura di frutta a guscio, e una mineralità che, dal territorio morenico, si apre a qualcosa di iodato e ancestrale. Io l’ho votato per una ricchezza di profumi che sembra dilatarsi in “verticalità”, come se l’uno sprofondasse nell’altro, per un’ammaliante stratificazione.

Non sono stato l’unico, a quanto pare, perché l’Oscar del Vino 2018 per lo spumante è andato proprio a Ca’ del Bosco. Alla nostra!

Bellavista
Ca’ del Bosco
Ferrari
Fondazione Italiana Sommelier

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