I vini per i profani

(256 parole)

D’accordo, solo questo e per un po’ smetto con la modalità Sex and the City (che però mi si addice benissimo) – poi torniamo a parlare davvero di vini.

Blog vino

C’è che mi è venuto in mente quando compri i vini per amici che dicono di non capirne niente. Prendono la bottiglia con un misto di imbarazzo e solennità e affermano che deve essere buonissimo (da dove lo deducano, bontà loro, io non lo so). “Speriamo che la cena sia all’altezza.”

(Ma certo che lo è!)

Intanto però sono attraversati dal dubbio di non capirci nulla, che sicuramente hai voluto portar loro qualcosa di speciale che loro non coglieranno neanche sotto tortura, “dannati esperti di vino e porca miseria a noi che l’abbiamo invitato di nuovo. Io mica ce lo sento, il ribes.”

(Però ti citano quel descrittore che cercavi da mesi con una nonchalance che induce a spropositi.)

Ecco, con questo post vorrei solo dire ai padroni di casa che magari potremmo bere insieme un bicchiere senza preoccuparci della verticalità e della lunghezza, come preadolescenti con il righello in bagno. Il vino te lo godi anche senza parlarne: niente vale il sorriso di chi beve in allegria.

Offrire vuol dire condividere e, se qualcuno pensa di dover rispondere a un interrogatorio, forse farebbe bene a invitare amici più simpatici.

(Invitate me, per esempio. Così, per dire.)

Il vino non è un discorso, ma il lavoro che lo produce, la scelta e soprattutto l’esperienza che se ne fa. E, se capita, ‘fanculo il ribes e pure la papaya.

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