Pinguini e sommelier

(200 parole)

Pinguini

L’abito di un sommelier è più o meno come il terreno a millefoglie di Borgogna: a seconda di dove pianti lo sguardo, scopri uno strato piuttosto che un altro. D’accordo, nei film e nelle grandi occasioni sembra un pinguino, tutto nero con la camicia bianca e il riflesso argentato del tastevin. E io, che pur non amo le divise, l’ho comprata, perché ne ho indossato una in occasione di un servizio e, francamente, ci stavo benissimo dentro.

A un tratto ti accorgi che tutto ciò che vai apprendendo sul vino diventa molto più bello e importante nel momento in cui lo servi agli altri. La tenuta riporta a vecchie dimensioni corporative, ma a me piace molto l’appartenenza e sono convinto che, se vissuta nel modo giusto, la condivisione di un progetto sia il modo migliore per apprendere, per approfondire e soprattutto per spaziare.

Poi, io mi riconosco più in un abbigliamento sportivo, ma scoprirsi è più divertente che identificarsi. Le divise possono anche evolversi, senza perdere la loro funzione comunicativa. Mi piace il vino anche perché in fondo mi piacciono le persone, raccontarlo ad altri, crescere attraverso i sensi e il piacere. Non c’è conoscenza, né crescita senza condivisione.

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