5 sfumature di Grillo (più una)

(550 parole)

Questa storia comincia all’incirca 40 anni fa, quando Marco De Bartoli apre la sua cantina a Samperi, una contrada nell’entroterra di Marsala. All’epoca, la Sicilia era terra “da taglio”, il vino liquoroso che ne aveva fatto la gloria era avvilito da contraffazioni e qualità infame. Nessuno, guardando a quelle foreste di Cararratto, avrebbe mai scommesso che, nel gennaio del 2018, in una sala gremita di Aci Castello (Catania), un intero incontro sarebbe stato dedicato al Grillo, non un altro vitigno, bensì l’altro vitigno: quello più difficile da trattare, meno produttivo. La Fondazione Italiana Sommelier Sicilia Orientale, nelle persone del suo presidente, Paolo Di Caro, e di Agata Arancio, vicepresidente, ha allora proposto un percorso che, dalla marginalità nel secondo dopoguerra, porta oggi a un riconoscimento diverso dell’uva e dell’altissima qualità dei vini che se ne possono produrre.

Giuseppina De Bartoli - Giuliano Lemme

Giuliano Lemme, sommelier e docente F.I.S., e Giuseppina De Bartoli, la più giovane dei tre figli di Marco, insieme hanno dipanato la storia di un vino, il Marsala, che dopo gli Inglesi, aveva bisogno di essere reinventato per tornare a essere quello che era. Proprio da lì è partito Marco De Bartoli nel 1978, con un vino con rabbocco “perpetuo”, un rudimentale metodo soleras, vino della tradizione per eccellenza: il Vecchio Samperi. La scelta del Grillo, previsto dal disciplinare ma allora molto più raro, era insolita; ancor più radicali il dimezzamento della produzione, per dare vigoria ai grappoli, e l’ulteriore selezione delle uve. Da quel momento, però, vitigno e vino liquoroso si sono attestati due storie di rinascita che portano alla linea produttiva attuale, con vini di grande carattere e sapore.

Degustazione Marco De BartoliLe sei etichette in degustazione hanno i tratti che oggi associamo all’idea di qualità: la trasparenza rispetto al territorio, all’uva e al lavoro in vigna e in cantina, con l’uso sistematico di lieviti indigeni. I Grappoli del Grillo2015, è l’espressione forse più delicata, ancora in evoluzione eppure già potente; parla del mare tutto intorno, di agrumi siciliani e di fiori; grandissime sapidità e freschezza. L’Integer 2016, maturato in anfora sulle fecce, è folgorante: dorato carico con barlumi d’ambra, rivela al naso e in bocca una freschezza inconsueta, ha una persistenza incredibile e accompagnerebbe benissimo una bottarga di tonno. Il Terza Via, opera di Renato De Bartoli, è un metodo classico, pas dosé, con perlage estremamente fine, molto fresco in bocca, al naso ricorda la terra (perfino funghi) e il mare, con lo iodio e le alghe appena lasciate dalla risacca.

Due le espressioni del vino liquoroso: l’ormai classica Riserva di 10 anni, un Marsala ancora “giovane”, già di grande potenza espressiva, di grandissima intensità e profumi di mare, di frutta secca, spezie, rose appassite; sposa volentieri un Pan di Spagna al cioccolato. La riserva superiore del 1987, straordinaria evoluzione del precedente, accompagna ai profumi terziari di tabacco, caffè, cuoio, spezie, anche la fragranza ancora intatta del mosto e dell’uva: un sorprendente vino da meditazione (e da formaggi stagionati). In chiusura, si fa uno strappo a Pantelleria, nella tenuta Bukkuram, Padre della Vigna 2012: prodotto, come da tradizione, con Zibibbo, è un passito, la cui dolcezza (170 g/l di zucchero) è bilanciata dalla freschezza e dalla sapidità che richiama l’isola vulcanica su cui nasce. Erbe aromatiche mediterranee e fiori freschi e secchi sono il corredo aromatico di un vino che è un omaggio alla terra e alla sua rinascita enologica.

Marco De Bartoli

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