Tappi per chiudere un anno

(225 parole)
Tappi per chiudere un annoColleziono tutti i tappi dei vini che ho bevuto. Oggetti senza valore commerciale e di limitato supporto didattico. Tutti insieme sono il volume di qualcosa che non c’è più e che ricordo per altre vie, ho rimosso o non ho saputo fissare alla memoria. Non bastano a significare l’affetto che ho nutrito per quella bottiglia. I tappi che chiudono il 2017 sono troppo leggeri per essere zavorra, ma non abbastanza per essere zattera.

E allora io la metto così, senza l’ansia da prestazione del collezionista perennemente in debito con la propria formazione: penso che ho stappato parti significative della mia ignoranza, di quell’abulia che ci fa morire tutti convinti che niente può cambiare e che tutto è uguale e indifferente.

Il vino che bevo io è, nella quasi totalità delle circostanze, a distribuzione commerciale, spesso frutto di una pianificazione d’azienda (sia pure la migliore possibile). Quest’aspetto non mi spaventa: i produttori scelgono territori, vitigni, tecniche enologiche. E, attraverso il vino, la realtà mi si presenta con maggiore nitidezza e l’esperienza sensoriale si fa conoscenza, socialità, cultura.

L’età adulta, in fondo, si misura in base alla curiosità che hai saputo coltivare da ragazzo e al grado di verità che sai dire, apprezzare, misurare, creare. La forza sta tutta nella capacità e nella sensibilità, ovvero nell’umano. Così è il vino: possibile e concreto. A quest’esplorazione brindo per il 2018.

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