Feudo Disisa (Monreale)

(420 parole)

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Andiamo di nuovo a confronto con i produttori! Al seguito di Maria Antonietta Pioppo, in buon numero tra sommelier e corsisti, dalla città, percorsa la Palermo-Sciacca fino a San Cipirello, attraversate sinuosità collinari delle campagne dell’Arcidiocesi di Monreale, ci troviamo nella vasta proprietà del Feudo Disisa. Siamo in pieno territorio di Alcamo DOC e Monreale DOC, mentre per l’olio la zona confluisce nella DOP Val di Mazara. Ce n’è per tutte le esigenze, per gli appassionati seguiti dalla Fondazione Italiana Sommelier!

Raccolti sul belvedere che domina un magnifico scorcio siciliano, siamo condotti da Mario Di Lorenzo, il proprietario, all’interno del Feudo Disisa e della sua ricerca di qualità nella storia, da quando il nonno produceva vini da taglio negli anni ’30, alla chiusura di produzione e al nuovo corso. Prima tappa del tour, gli uliveti, coltivati prevalentemente a Cerasuola. Alberi che spesso superano i cinquant’anni si stagliano in tutta la loro bellezza al cospetto di lavoranti e visitatori e possono produrre una grande quantità di frutti, da cui viene prodotto un olio eccellente. Il monovarietale di Cerasuola c’è sia in versione normale che bio (questa seconda più piccante e incisiva) e in un blend a pari percentuali con Biancolilla e Nocellara che si fa ricordare per la sua complessità gusto-olfattiva.

Feudo Disisa 2

Quanto ai vini, l’enologo Tonino Guzzo ne racconta con grande professionalità la genesi e, per l’occasione, ci consente di valutare il suo lavoro attraverso un’ampia selezione di assaggi in vasca. Sul piano gustativo è difficile dirsene appagati: durezze troppo accentuate e odori fermentativi andranno via con mesi e mesi di affinamento in botte e/o in bottiglia, ma è un’esperienza didattica che renderei obbligatoria ai consumatori troppo impazienti in termini di limpidezza e nuove annate. Di contro, è molto facile apprezzare lo Chardonnay e il Nero d’Avola (“Vuaria”) bevuti a pasto. Il primo raggiunge oggi la maturità e colpisce per profumi tipici e carattere seducente, a confermare la trentennale esperienza della cantina con il vitigno internazionale; il secondo può ancora evolversi e guadagnerebbe da una temperatura di servizio un minimo più alta, ma rivela indubbia personalità e stoffa per il successo. Sono vini che hanno un rapporto qualità/prezzo ottimo.

A coronare il pasto generoso e conviviale in una giornata di splendida accoglienza, Krysos, la vendemmia tardiva da Grillo. Già dal nome richiama il suo oro brillante e una tessitura densa e profumata; giustamente dolce e molto fresco, si schiude in una ventata di uva sultanina, frutta secca e ricchezza di erbe aromatiche che ben accompagnerebbero una vastedda del Belice o pasticceria secca.

Feudo Disisa

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