Leonardo Romanelli, Il Porto

(450 parole)

a te, amore

Leonardo Romanelli - Il Porto - NardiniLa prima cosa che colpisce di questo libro è il formato, stretto e lungo: con tutta la sovraccoperta di cartone misura 10×25 cm. Aperto, non copre una pagina A4 e, chiuso, arriva al collo di una bottiglia di Porto. Non è riportato in copertina il nome dell’autore, Leonardo Romanelli, che invece compare nel frontespizio, come spesso accade quando l’intento enciclopedico prevale sulla pubblicazione singola. Mi viene il dubbio e con una breve, rapida ricerca scopro che in effetti Il quadrifoglio, la collana dell’editore Nardini curata da Paola Rigotti, raccoglie tutta una serie di bei volumetti (editi negli anni Novanta) sul buon bere e mangiare, italiano e non, con un approccio storico-sociale. Dal colophon apprendo che il titolo Il Porto. Le umili origini e la gloriosa ascesa di un grande vino è uscito nel 1997, ma soprattutto leggo il nome del curatore della ricerca iconografica: Lorenzo Crinelli. Lo dico perché uno degli aspetti più piacevoli di questo volume è nella ricchezza e nella bellezza delle immagini: tantissimi disegni, dipinti, schizzi, un po’ come accade in certe edizioni dei romanzi inglesi e francesi del Settecento e dell’Ottocento, che ravvivano molto la lettura e la accompagnano.

Sul piano dei contenuti, il libro di Leonardo Romanelli è suddiviso in cinque parti. Nella prima, l’autore traccia una storia del vino del Douro, dalla origini molto umili di un vino senz’altro di qualità mediocre alla grande ascesa a opera degli Inglesi, in cerca di buon vino e in eterna lotta con la Francia e alla consacrazione di Vila Nova de Gaia come terra del Porto. In mezzo, oltre agli “accordi” commerciali più o meno vantaggiosi, almeno due figure rilevanti:  da un lato, il Marchese di Pombal, che all’inizio del XVIII secolo delimita le aree di produzione delle uve; dall’altro, l’inglese Joseph James Forrester che in pieno Ottocento addirittura disegna le mappe delle aree del Douro con la classificazione delle zone vinicole. Sono le tappe della trasformazione nel grande vino che oggi conosciamo. In perfetta continuità con il primo capitolo, il secondo, più tecnico, parla della viticoltura lungo il Douro, delle uve e della produzione del Porto, e il quarto, che presenta i diversi stili a disposizione oggi e in un passato più o meno recente. Il terzo capitolo, invece, affonda a piene mani nella vita e nella cultura di chi godeva del vino, delle abitudini e delle credenze, spezzando un po’ la trattazione tecnica con un’aneddotica piacevole e stimolante. Infine, nel quinto capitolo, si affronta il tema degli abbinamenti, e qui Romanelli – già cuoco e gastronomo – offre diverse ricette interessanti (e alcuni cocktail a base di Porto).

Un bel volumetto, insomma, che a buon diritto campeggia nel mio scaffale di libri sul vino.

Nardini editore
Quinto Quarto – Blog di Leonardo Romanelli

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