Porto, Kopke Vintage 2003

(436 parole)

Quello che degustiamo oggi è un Porto molto giovane per la sua categoria: la prassi vuole che i vintage non si gustino mai prima dei vent’anni, qui siamo a sedici (di cui, tra l’altro, due in botte grande). Ma volete che, una volta nelle mie mani, io non me lo beva?

Kopke Vintage Port 2003La bottiglia è di forma tradizionale, con etichetta minimal e severa, molto urban style, e una retroetichetta non troppo più chiacchierona, che richiama solo la sede di imbottigliamento di maggior spicco per il grande vino portoghese: Vila Nova de Gaia, il centro urbano proprio di fronte alla città di Oporto, sull’altra riva del Douro.

Dopo aver tolto la consueta capsula di ceralacca e aperto la bottiglia, ne versiamo con molta cautela un bicchiere. Trattandosi di un vino giovane, scelgo le copitas, i tradizionali bicchieri devoti allo sherry  e al Porto, appunto, ma va bene un bel tulipano di grande formato (un balloon a mio avviso qui è eccessivo). Di colore granato, praticamente compatto, ma molto luminoso e luminosissimo sull’unghia, ai primi sorsi è ancora piuttosto limpido, sebbene si comincino già a intravedere i residui dell’evoluzione. Ma è nel gioco: si tratta di un vino che è invecchiato in bottiglia. Armiamoci di pazienza, ne vale la pena.

Al naso, questo Kopke 2003 rivela tutta la magia del Porto. Come faccia un vino, prodotto con oltre cinquanta tipi di possibili uve diverse, a essere così riconoscibile, è un miracolo. Intanto prevale la frutta rossa croccante di consistenza, perfino l’uva si sente molto, poi si insinua un tappeto di erbe balsamiche e una speziatura scura, ma mite, mentre poco alla volta si fa strada un bel cioccolato di media percentuale (dipende dalle esperienze, ma diciamo sul 40-50% di cacao). C’è anche un preciso sentore etereo, ma molto ben integrato, che accompagna il resto dei profumi, senza distinguersene (come invece accade spesso ai Marsala).

Direi che uno dei pregi più significativi di questo vino sia proprio il mantenere in bocca le promesse del naso. Morbido, fruttatissimo, leggermente – e piacevolmente – ossidativo, conferma al palato quello che un minimo di esperienza suggerisce alle persone più sagge di me: molto fresco per la categoria, di un’acidità fragrante, ha una spalla acida che permetterà (alla prossima bottiglia…) di invecchiare ancora a lungo. Intanto, rimane a lungo in bocca tutta la sua magia rossa e un certo grado di sapidità. Questa bottiglia, intanto, finirà presto, annegando qualche ozioso dopopasto, tipo con una bella crostata di ricotta coperta, con frolla alla nocciola. Non è uno sballo?

Il mio voto, in considerazione della premura a berlo, è 88/100 (ma è vino che tocca i 90 alla giusta età, credetemi!).

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