Bibenda day 2017

(885 parole)

Sabato 18 marzo 2017, nella sede lussuosissima dell’hotel Rome Cavalieri di Roma, si è tenuto l’appuntamento ormai consueto con il Bibenda Day, la festa annuale più importante della Fondazione Italiana Sommelier. In degustazione, 24 vini, una vera sfida per i seicento appassionati e professionisti che si sono cimentati con un’esplorazione del panorama enologico italiano. A guidare la serata, per i saluti iniziali e finali, il presidente Franco Maria Ricci, ma le singole proposte sono state suddivise in gruppi omogenei.

Un simpaticissimo ed energico Luciano Mallozzi ha presentato quattro spumanti italiani, trascinando il pubblico con il suo entusiasmo. Il siciliano metodo classico Terzavia 2013 di Marco De Bartoli ha aperto ufficialmente le danze, seguito dal piemontese Alta Langa Brut 2009 e da due rosati che ho apprezzato molto: il laziale Extra brut Kius 2012 di Marco Carpineti e il veneto Brut Riserva Villa Mattarana 2006 di Zamuner.

Giuliano Lemme, non si sa se più elegante o più colto, a suon di poesia ha poi parlato dei Grandi Bianchi del Freddo, cominciando con il contestare (come tutti i relatori successivi) la ristrettezza dell’etichetta, per descrivere infine con più profondità le caratteristiche del territorio assegnatogli. Primo della lista il trentino Vette 2015 della Tenuta San Leonardo, un Sauvignon Blanc strepitoso su cui tornerò. A seguire l’Alto Adige Muller-Thurgau Feldmarschall von Fenner, anche questo del 2015, di Tiefenbrunner, quindi il veneto Soave Classico La Rocca 2007 di Pieropan e infine il piemontese Langhe Sauvignon Alteni di Brassica 2014 di Gaja (che non potrebbe essere più diverso dal primo vino della batteria).

A parlare dei Grandi Vini Bianchi del Sole, l’incontenibile e appassionata Daniela Scrobogna: Primo vino, il Cilento Fiano Pietraincatenata 2013 di Luigi Maffini, caratterizzato da equilibrio e solarità. Segue, l’Etna Bianco ‘a Puddara 2014, fresco e nervoso, della giovane etichetta toscana Tenuta Fessina, realizzato nel territorio di Castiglione di Sicilia (versante nord-nordest del Vulcano). A sottolineare l’etichetta “del sole”, più che la latitudine in sé, continuiamo con la Toscana e con il Batàr 2006 della benemerita Querciabella, burroso, tostato e molto affascinante. La batteria culmina con lo splendido Trebbiano d’Abruzzo 2009 di Emidio Pepe, un vino imprevedibile. Al termine del suo intervento, Daniela Scrobogna ha regalato un grande momento di buonumore con l’abbinamento dei quattro vini ad altrettanti colleghi.

I Grandi Rossi del Nord sono stati presentati da un amabile e facondo Massimo Billetto. Bisogna dare atto alla F.I.S. del coraggio nella scelta: tre diversissimi vini da Nebbiolo nella porzione maggioritaria di questa sezione: le due più nobili espressioni piemontesi (come piemontese è il relatore), con il Barbaresco Asili Riserva 2011 di Bruno Giacosa e il Barolo Monprivato 2012 di Giuseppe Mascarello, entrambi ottimi, ma ancora troppo giovani per esprimere tutto il loro potenziale. Già una sorpresa di tutt’altro tipo il Valtellina Sfursat 5 Stelle 1997 di Nino Negri, un rosso compatto, strutturato e intensissimo, uno dei miei preferiti in tutta la serata. A conclusione della batteria di vini, forse il re della degustazione, quello che ha sedotto buona parte degli astanti, almeno vicino a me, l’Amarone della Valpolicella Villa Lodoletta 2004 di Romano Dal Forno, un rosso indimenticabile.

Paolo Lauciani si è distinto per la sue grandissime doti comunicative parlando dei Grandi Rossi del Centro selezionati dalla F.I.S. Due espressioni peculiari dell’Italia centrale hanno aperto e chiuso questa sezione: rispettivamente il Brunello di Montalcino 2011 dell’azienda Le Potazzine e un Sagrantino di Montefalco 25 anni 2000 di Arnaldo Caprai, due vini importantissimi, che restituiscono il senso della tradizione vitivinicola nel nostro Paese per complessità gusto-olfattiva e forza di suggestione. In mezzo, due vini meno “rappresentativi” in termini storici: uno, il Romanzo 2009, che porta l’etichetta di Bibenda, è un blend di Sangiovese, Syrah e Merlot, ricchissimo, persistente e di gusto molto pieno; l’altro, il Galatrona 2007 di Petrolo, da uva Merlot, si è lasciato apprezzare per le sue note di ribes e il finale via via sempre più balsamico.

L’ultima sezione del Bibenda day 2017, i Grandi Rossi del Sud, è stata affidata a un relatore per cui, non me ne vogliano gli altri, nutro una speciale ammirazione: Daniele Maestri, uomo di cultura strepitosa e grande seduttore del pubblico. Ha aperto il Frappato 2014 – siciliano – della giovane e determinatissima Arianna Occhipinti, un vino dalla marcata nota di terra, un vero e proprio prodotto agricolo nel significato più alto e nobile del termine; a seguire il Turriga 2012 di Argiolas (la cantina sarda che frequento di più), un blend con aperta prevalenza di Cannonau (85%), insieme a Carignano, Malvasia nera e Bovale. A seguire, il prestigioso Sabbie di sopra il bosco di Nanni Copè, in un’annata forse ancora un po’ troppo giovane (2013) e, a chiusura della serata, il Patriglione 2007 di Cosimo Taurino, un grandissimo Negroamaro del Salento.

Anche se nel corso della serata si sono registrate alcune (poche) defezioni in corso d’opera, i relatori hanno saputo guidare i partecipanti alla conoscenza di questi vini e alle differenze tra i diversi territori nazionali, nonché a imprevedibili analogie. Perfetta l’organizzazione, con sommelier estremamente cortesi, veloci e competenti nel servizio ai tavoli. Ogni partecipante aveva a disposizione una vaschetta con del pane e una con del parmigiano, un cestello per svuotare i calici e tre bottiglie d’acqua, oltre a un quadernetto per gli appunti e una penna e l’elenco dei vini in degustazione. Un successo per la F.I.S., certo: ma anche e soprattutto un punto di partenza per chi voglia iniziare un percorso di esplorazione sistematica e scientifica, ma anche affettiva, del patrimonio vitivinicolo italiano.

Bibenda – Fondazione Italiana Sommelier

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